“Perché vuoi aprire un blog?” mi interrogavo osservando il blu profondo del cielo notturno, mentre allungavo gli arti intorpiditi, con la speranza di scovare ad occhio nudo la stella più luminosa della costellazione del Drago Maggiore che doveva, per forza di cose, trovarsi innanzi a me, ma che non
riuscivo ancora a focalizzare.
Avevo passato l’intera notte e girarmi e rigirarmi nel letto, permettendo a questo pensiero, che mi aveva trapanato la mente, di rovinarmi il sonno e di rendermi alquanto irascibile.
“Perché ti agiti tanto?” borbottava il mio spirito interiore (che non sapevo che aspetto avesse, ma lo associavo a un grosso e alto porcospino peloso, con in testa schiacciato un raffinato berretto in maglia merinos blu) mentre aprivo a malapena mezzo occhio, incitandomi con tono provocatorio: “Sii trendy, sii fashion, Rivolgiti al pubblico in maniera giovane e vivace, con parole tipo ‘Hi buddy! Questo sito è stato creato per TE! Che sei a dir poco smart! Un tipo abile, dal pensiero cutting-edge, Seguimi! Sarai il mio BAE!”.
Ormai, avevo entrambi gli occhi aperti e sbarrati!
Mentre scuotevo la testa e recuperavo a tentoni gli occhiali, fu provvidenziale l’arrivo di Daisy ,che allargando le sue braccia, coperte in parte da un morbido tessuto argenteo, fece apparire la colazione.
In preda al panico, continuavo a pensare: “Rinuncio!”.
I morsi della fame mattutina si facevano sentire e seduto dinnanzi a una tazza di latte freddo con tanto cacao, a un’altra traboccante di tè al gelsomino e a un cestino colmo di dolci e marmellata e frutta, auspicavo a un tentativo di chiarezza interiore, continuando a tormentare una ciocca di pelo in cui si era incastrato un mozzicone di matita.
“Come mai hai pensato a un blog?”
Ero punto e a capo.
“Probabilmente nessuno ti troverà nella giungla del web, a meno che tu non sia un personaggio famoso” mi tormentavo, rigirando tra le mani la forchetta di legno bianco. Poi sospirando conclusi:“Poco importa, almeno sarò libero di scrivere quello che mi va”.
“Già! Ma cosa ti andrà di scrivere?” imperversava lo spirito divenuto curioso.
“Accidenti! Non vedi che sto pensando?” dichiarai a quest’ultimo, muovendo la forchetta come un direttore d’orchestra.
“Nel caso decidessi di provare, ti metto al corrente che mi piace l’idea di creare relazioni. Posso garantirti che credo nell’uso intelligente della parola, nella fantasia e non mi spaventa l’uso del cervello. Ti faccio notare che, chi possiede il dono della lettura, si rende consapevole e quindi libero da certi stereotipi che annichiliscono le menti fossilizzate.”
“Stupefacente!” rispose lo spirito apparentemente molto soddisfatto “Non pensavo nascondessi tanta grinta sotto i tuoi piccoli aculei. Dovresti comunque aver chiari dei punti fondamentali per
intraprendere la strada che hai scelto, ovvero:
- Nulla ti annienterà se sei caparbio!
- Non mollare quando il tuo sistema nervoso starà per cedere
- Credi nelle tue enormi potenzialità! La fiducia in sé stessi è una dote cosmica, come è noto, non esiste potere in un mago che non si fida di sé stesso”
“Ok! Recepito!”affermai saltando in piedi come una molla evitando per un pelo di dirgli “Signorsì Comandante!” e continuai “Ora mi darò da fare. Scriverò quel tanto che basta per creare delle rivisitazioni leggermente fantasiose delle cose note, in altre parole potrei dire la verità con originalità!”.
“Indubbiamente!” rispose compiaciuto “comprati un notebook o uno smartphone e comincia a digitare! Comprati anche un buon libro sulla comunicazione e mettiti al lavoro! Forza! Vai!”.
La fiamma del sacro fuoco del riccio scrittore, alimentato dallo spirito del web, ardeva ora sulla mia testa, priva di cappello, richiamando il tema di un eccentrico quadro impressionista.
Da quel momento a casa usai la strategia autoritaria del possesso ‘senza se e senza ma’ e con astuzia mi attribuii la proprietà della vecchia e comoda scrivania della mansarda.
La reputai adattissima a sostenere le mie crisi da mistico pensiero errante e vi piazzai sopra: una lampada super soft e due computer. Apparentemente vetusti, ma non ancora inservibili.
In quanto allo smartphone di quarta mano, mi ripromisi fortemente di tenerlo spento, punendomi in caso di cedimento, con una privazione forzata di patatine fritte in busta, in maniera da evitare di buttare all’aria tutte le mie fantastiche ispirazioni in stato embrionale.
Sicuramente, la paura di fallire si insidierà con una costanza ciclica nella mia mente vivace mettendomi in condizione di pensare di assomigliare ad un corto tappeto usato. Se ci penso mi viene anche da ridere all’idea di finire disteso come un tappeto… e per di più calpestato!
“Non è proprio un comportamento da scrittore questo” mi direte.
“Eccome!” vi risponderò “perché quando scrivo e rido non ho modo di pensare ai miei guai, alle bollette che devo pagare, alle scarpe distrutte dai figli che dovrò comprare, a chi mi dice che sono un
misantropo solitario, e finisce poi, che anche se ci penso, tutto mi pare infinitamente minimizzato e sdrammatizzato”.
Quindi, per concludere, posso affermare che tra la numerosa quantità di esseri strani e mutanti che popolano la nostra casa, infinita saggezza leggo nel pensiero della mia gatta Getty, quando, nel momento in cui vede la luce abbassarsi lentamente sulle le mie idee infiammate, stiracchiandosi emette
con garbo un sommesso miagolio che immagino voglia dire: “Usa meglio il tuo cervello, che io penso a dormire”.
